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Durante i suoi studi di composizione a Parigi con Nadia Boulanger negli anni Trenta, Elliott Carter fece un’esperienza che avrebbe influenzato la sua concezione della musica: a Place de la Concorde avvenne una sparatoria. Il giorno successivo Carter poté recarsi alla lezione dalla Boulanger con grande rischio personale. Boulanger si mostrò sorpresa che fossero presenti solo pochi studenti e disse loro che anche in tali frangenti la cultura è un obbligo morale1. Carter stesso idealizzerà e utopizzerà questo atteggiamento umanitario nella struttura delle sue composizioni: gli strumenti assumono identità, assumono dimensioni individuali e comunicano con altri strumenti. In questo modo essi simbolizzano l’aspirazione ad una società in cui individui e comunità interagiscono idealmente senza che il singolo debba abbandonare la propria identità. In tal senso la maniera di comporre di Carter configura la creazione di un mondo ideale, popolato di singoli strumenti, che egli individua specificamente a seconda delle proprietà sonore. Similitudini di spettri sonori e di caratteri strumentali si mostrano in combinazione reciproca, si riferiscono l’uno all’altro e si distanziano, senza perdere la loro specificità. Per esempio, in Enchanted Preludes vediamo un’interessante avvicinamento e opposizone di timbri e tecniche di esecuzione tra flauto e violoncello. Nelle opere orchestrali Carter forma gruppi o addiritura confronta orchestre differenti, che concertano l’una con l’altra. Soltanto dopo la svolta del 1951 con il primo Quartetto d’archi, il compositore giunge a una concezione individuale degli strumenti come dramatis personae.
Sentimenti quali angoscia, compianto, desiderio, disperazione si manifestano in Carter solo in casi eccezionali, poiché la musica per lui deve esprimere se non un mondo ideale, almeno un mondo idealizzato. Lo shock per l’11 settembre assume solamente un leggero accento nel Figment No. 2. Remembering Mr. Ives, composto due settimane dopo l’avvenimento, in cui il violoncello viene usato come strumento espressivo. Una citazione da Unanswered Question di Charles Ives compare come lamento. All’espressione immediata del sentimento viene tuttavia subito opposta resistenza.
A causa della sua segnicità e immaterialità di struttura, la musica di Carter richiede un ascoltatore attivo. Il compositore ha scritto: «Ci sono due vie per ascoltare la musica. La via più popolare per l’ascoltatore è quella di abbandonarsi ad una sera piena di ricordi e sogni, dopo essersi liberato della sua coscienza critica, così come si lascia il proprio cappello all’ingresso. [...] Esiste poi un tipo di ascoltatore più obiettivo ma altrettanto entusiasta. [...] Lo stile, non importa se difficile o insolito, non lo distoglie dal tentativo di comprendere la musica. Egli la segue attentamente perché sa che si tratta di un messaggio vivente per lui da parte di un altro essere vivente, che si tratta di un pensiero rigoroso sull’esperienza, che è degno di considerazione, un pensiero che lo aiuterà a comprendere gli uomini attorno a lui»2.

Dorothea Gail

1) Testimonianza orale di Elliott Carter, CD Paul Sacher Stiftung, Basel.
2) The Writings of Elliott Carter, Kurt and Else Stone, eds. London 1977, p. 28.